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Davide Petraroli: da Castellaneta a Milano per amore dell'arte

 

di Barbara Ghisi

 

Quando una passione è forte si percorrono anche numerosi chilometri di strada per sostenerla. Davide Petraroli nato a Castellaneta di Taranto, dopo gli studi classici lì conseguiti per volere del padre, segue il richiamo dell'arte e si trasferisce a Milano. Qui nel 2003 si diploma presso l’istituto di moda e design Marangoni e da allora opera come women fashion designer per marchi del lusso, tra i quali Giorgio Armani e Jil Sander.

"Tutto è nato a Taranto" dice l'artista "dove lo studio mi impediva di dedicarmi alla mia vera passione. Ho iniziato a dipingere di notte e nei ritagli di tempo che lo studio mi permetteva di avere.

Realizzavo soprattutto maschere, ossessionato dalla tridimensionalità. Poi ho cominciato a dipingere su tela con l'inserimento di oggetti materici. La liberazione è avvenuta con un quadro a cui sono molto legato: Donna del 1996 creato con l'utilizzo di tempera, olio, cera e fango su tela. Presso l'istituto di moda e design di Milano ho incontrato un grandissimo illustratore ed amico Massimo Navarra. Mi ha insegnato molto nell'ambito dell'illustrazione ed ha accentuato e sostenuto la mia attenzione per il ritratto. Oggi opero soprattutto nell'ambito della moda lavorando con grandi stilisti come Giorgio Armani e Raf Simmons che mi insegnano disciplina ed attenzione per il dettaglio".

 

Come si definisce Davide Petraroli?

"Molto sensibile al momento storico e sociale in cui viviamo, ma nello stesso tempo strafottente. Mi piace partire in modo classico e oggettivamente leggibile in tutto quello che faccio, con un sguardo al futuro più incerto e disordinato. Mi definisco una persona di altri tempi".

 

Come mai la passione per i ritratti?

"Quello che dipingo è solo quello che vedono i miei occhi, cioè una realtà distorta. Credo che le molteplici combinazioni che si possono riscontrare in un volto siano la cosa più originale che la natura ci ha donato. Io le vedo solo più accentuate e le racconto attraverso delle immagini alterate dalle luci, ed avvolte da uno stato di incoscienza visionaria.

La mia passione per i volti è nata quando ero piccolo dalla creazione di maschere in gesso. Nel viso ci sono gli occhi, la bocca, il naso, le orecchie, le sopracciglia e le ciglia che si mescolano dando vita a milioni di facce differenti, quasi come mappe della conoscenza umana.

A Milano poi tra tutti gli alunni è risultato che ero tra i pochi a realizzare a matita figure umane realistiche e nello stesso tempo inquietanti. In seguito lavorando nella moda ho perfezionato le tecniche di rendering  per i figurini illustrati".

 

Cosa vuole trasmettere con le sue immagini?

"So di non trasmettere serenità ma vorrei che arrivasse questo lato un po' giocoso ed irrequieto che mi caratterizza. Mi diverto a vedere cosa accade al risultato finale cambiando qualche piccolo dettaglio espressivo. Vorrei che tutti si rivedessero in un mio dipinto o che si facessero ritrarre per lasciare un segno del loro passaggio".

 

Quali artisti del passato e contemporanei ammira maggiormente?

"Mi sono per molto tempo ispirato a Picasso, Munch, Schiele, Klimt, Bacon e De Lempicka, ma di contro sono sempre stato attento all'arte contemporanea. Non ho un artista preferito mi piace vedere dove arrivano gli altri e dove i miei limiti che non mi fanno arrivare".

 

Quale soddisfazione desidera provare per sentirsi realizzato?

"Lavorare nell'ambito della moda e vedere realizzare le tue creazioni non è una soddisfazione da poco! Tornare a dipingere rendendosi conto che gli occhi non vedono più quello di prima e che il tuo stile è migliorato è la cosa più bella. La delusione costante invece è notare che quello che piace a me, non piace agli altri. Vorrei tanto dimostrare ai miei due figli ancora piccoli che non bisogna fare per forza lavori noiosi, ma che è possibile avere un'attività sostenendo le proprie passioni. Infatti vista anche la mia passione per la musica, da grande vorrei fare il D.J.".

Info: www.davidepetraroli.it