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Limoncello un classico del dopo pasto all’italiana

 Il liquore campano negli ultimi anni è diventato di moda. Immancabile in bar, pizzerie e ristoranti


Da qualche tempo, il dopocena di molte case del Belpaese si tinge di giallo. No, nessuna paura. Non si sta parlando di situazioni poliziesche, piene di suspence ed ingarbugliate all’eccesso. Il nostro “giallo” è quello della buccia gialla e rugosa, ingrediente essenziale per la realizzazione del  limoncello,  il liquore d’origine campana, profumato, dolce ed acidulo allo stesso tempo, che ha conquistato un posto d’onore nel cuore e sulla tavola degli italiani. Risulta anche che nei ristoranti, nelle trattorie e nelle pizzerie dove prima si chiedeva come “ammazzacaffè” un amaro o un distillato,  oggi si sceglie sempre più spesso il limoncello.

Il liquore  ha convinto a tal punto anche la pop star canadese Avril Ramona Lavigne che gli ha dedicato  una canzone I Can Do Better dove si dice “I will drink as much Limoncello as I can and I’ll do it again and again (berrò più Limoncello che posso e lo farò ancora ed ancora)”.

Il limoncello nasce da una ricetta sobria, quasi spartana, e genuina: si debbono utilizzare alcool, zucchero ed  acqua oltre alla scorza di limone, ingrediente essenziale della sua fortunata produzione. I tempi tecnici per la preparazione si aggirano sugli ottanta giorni anche perché la ricetta tradizionale prevede che la buccia di limone maceri nell’alcool per più di due mesi.

Il liquore è talmente apprezzato, che la sua paternità viene contesa da amalfitani, sorrentini e capresi. Sulle due coste ed anche sull’Isola Azzurra circolano storie, ipotesi e leggende sulle origini del prodotto. A Sorrento si dice che fin dall’inizio del secolo scorso il tradizionale liquore di limoni  non mancasse  mai dalla tavola dei signori del luogo.

Ad Amalfi invece si sostiene che il liquore ha origini molto antiche, ed era utilizzato da pescatori e contadini al mattino per combattere il freddo fin dall’epoca dei Saraceni.

A Capri invece si ritiene che il liquore sia nato agli inizi del ‘900 in una piccola pensione gestita dalla signora Maria Antonia Farace che accoglieva gli ospiti con questa delizia preparata con i limoni del suo giardino. Uno dei discendenti di Donna Antonia, nella seconda metà del secolo scorso ne registrò il marchio “Limoncello di Capri” avviandone nel contempo la produzione artigianale.

Ma al di là degli aneddoti e delle questioni di campanile,  la fama del limoncello ha valicato le frontiere conquistando i mercati di mezzo mondo. E per difendersi dalle imitazioni si è corsi ai ripari, consentendo  l’utilizzo del termine “limoncello” solo per quel liquore che  viene prodotto con gli agrumi IGP della penisola sorrentina, la terra compresa fra Sorrento, Amalfi e Capri,   una zona che gode di un microclima unico e favorevole che permette la coltivazione di limoni di ottima qualità con una buccia ricca di oli essenziali e dall’aroma molto deciso. Ingrediente indispensabile per ottenere un liquore adatto sia come aperitivo e sia come digestivo e che va servito………rigorosamente fresco di frigo.