di Eno Mucchiutti
a cura di Marco Coslovich
Eno Mucchiutti, deportato in quattro campi di sterminio
nazisti, si salva grazie alla sua voce di potente baritono.
Una testimonianza autentica ed emozionante che racconta il
dolore, il coraggio, la volontà e la speranza di un uomo.
«I francesi mi invitarono, assieme a Fellner e il gruppo
musicale, nei loro uffici. Mi chiamavano “italiano piccolo
Gigli”. Cantammo e suonammo tutta la sera, ma a un tratto la
luce lampeggiò tre volte. Era il segnale proveniente
dall’ingresso che era entrato il Lager Führer e che
bisognava scappare. Sul momento io non capii. Rimasi fermo e
perplesso mentre tutti se la davano a gambe levate. Ricordo
ancora che la fisarmonica pendeva da una sedia, la chitarra a
terra, così pure il violino. Quella esitazione mi fu
fatale».
Può la bellezza di una voce o una semplice canzone salvare
una vita umana? È quello che è successo al baritono Eno
Mucchiutti, deportato politico triestino, che ha vissuto
undici mesi tra Dachau, Mauthausen, Melk ed Ebensee. Eno,
numero 98748, lavora in condizioni estreme nella cava di
Mauthausen, percorre più e più volte la famigerata
Totestiege (“scala della morte”), scava, ridotto in
schiavitù, nelle asfissianti gallerie di Melk. Ma Eno canta.
E canta divinamente. I tedeschi lo vengono a sapere, e
questo lo aiuta in diversi frangenti, vista la risaputa
passione da parte delle SS tedesche verso la musica,
specialmente quella italiana. La musica non gli evita le
sofferenze, ma in più di una circostanza gli salva la vita.
La sua voce, una volta liberata, ha permesso a Mucchiutti di
iniziare una carriera di livello internazionale cantando con
Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Maria Callas e
moltissimi altri cantanti di fama mondiale nei principali
teatri italiani e internazionali. Questa sua voce vibrante e
intensa ci trasmette tutto il devastante silenzio lasciato
da coloro che, da quell’inferno, non fecero mai più ritorno.
"Il ricordo di Mucchiutti è senza censure, senza filtri
morali e senza auto rappresentazioni. Mucchiutti racconta e
si racconta senza schermi. Generosità, piccoli egoismi,
solidarietà, calcoli: un mondo in tumulto è quello che
emerge dalle sue parole. Una memoria autentica e vera,
lontana da ogni condizionamento ideologico e politico,
scevra dal senno di poi che così spesso orienta e aggiusta
tante memorie inquietanti."
dalla postfazione di Marco Coslovich insegnante, studioso
e ricercatore di storia contemporanea: "11 mesi di
prigionia, 11 mesi di inferno: una vicenda così cruda,
raccapricciante, carica di odio, di disumanità, di orrore
non si era ancora sentita. Eno Mucchiutti deve la vita alla
sua forte volontà di sopravvivenza e anche alla sua arte
canora che, stranamente, nella massa informe dei suoi
carnefici, ha trovato degli spiriti sensibili alla magia
della musica che lo hanno salvato."
Adriana Gigli, Fondazione Archivio Diaristico Nazionale
di Arezzo
Eno Mucchiutti, baritono con una carriera di ben 31 anni che
l’ha visto cantare assieme a Pavarotti, Placido Domingo e
Maria Callas nei principali teatri italiani e
internazionali, si considera un sopravvissuto da quando, nel
1945, a Ebensee, ha vissuto la liberazione per mano dei
soldati americani. Deportato politico nel 1944, è stato
infatti internato per 11 mesi a Dachau, Mauthausen, Melk ed
Ebensee, provando le più indicibili sofferenze, vedendo i
suoi compagni morirgli a fianco, salvandosi solo grazie alla
sua incredibile forza di volontà, alla sua giovinezza e alla
sua splendida voce. È risaputo infatti che i nazisti
apprezzassero la musica, in particolare l’opera italiana, e
guardassero con un occhio di riguardo (si fa per dire) gli
artisti internati. “Il cantante del lager”, deportato numero
98748, dopo sessant’anni di silenzio, ci racconta le sue
memorie con una lucidità e una chiarezza difficili da
trovare. Ci accompagna dentro ai segreti e alle atrocità del
campo di Melk, ancora poco conosciuto dalla storiografia. La
sua voce vibrante e intensa ci trasmette il silenzio
lasciato da tutti coloro che, da quelle lande fredde e
rigide, abitate solo dal dolore e dalla violenza, non fecero
mai più ritorno.
Il volume è a cura di Marco Coslovich, insegnante, studioso e
ricercatore di storia contemporanea.
ISBN 978-88-89100-63-9
pagine 144
prezzo 14 euro
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