Gragnano
città della pasta e del vinoLa
cittadina in provincia di Napoli si fregia del titolo di
capitale mondiale della pasta di qualità
Fellini
era solito ripetere agli amici che “la vita è una
combinazione di magia e pasta”. Anche perché, argomentava il
grande regista, i prodotti in grado di suscitare immediate
soddisfazioni, sono pochissimi. La pasta è uno di questi. Un
alimento semplice, capace di procurare emozioni intense.
In tutto
il mondo si dà per scontato che la pasta sia stata inventata
nel Sud Italia e, più precisamente, nel napoletano. Ed
infatti questo alimento, rappresenta una delle quattro
eccellenze culinarie della Campania. Le altre sono il
pomodoro, la pizza ed il pane. Un alimento, i cui effetti
benefici sulla salute sono noti da tempo. In particolare
sono stati studiati da un ricercatore americano, Ancel
Benjamin Keys, passato alla storia per essere stato
l’inventore della Razione K, la base per l’alimentazione di
sussistenza dell’esercito americano nella seconda guerra
mondiale. Keys, che ha vissuto per una trentina d’anni in
una località del Cilento, ha avuto modo di provare i
benefici effetti sulla salute della dieta mediterranea ed in
particolare della pasta. Con poco meno di 28 chili l’anno,
pro capite, gli italiani sono i primi consumatori al mondo
di questo alimento ad alta digeribilità.
E quando
si parla di pasta di qualità il pensiero corre subito a
Gragnano, un piccolo comune in provincia di Napoli, ai piedi
dei Monti Lattari. Stretto tra il Golfo di Napoli e la
costiera sorrentina. Una cittadina a cui viene ricosciuto il
titolo di capitale mondiale della pasta di qualità. Una
realtà dove l’arte bianca ha da poco festeggiato i suoi
primi 500 anni di vita. Le prime manifatture alimentari, a
carattere domestico, risalgono alla seconda metà del ‘500
nella Valle dei Mulini, suggestivo polmone verde e autentico
punto di riferimento per la storia cittadina. Da quel
momento in poi la vita economica della città si è sviluppata
di pari passo con la produzione della pasta che poi è
diventata il simbolo di Gragnano. A favorire proprio qui la
nascita e lo sviluppo dell’arte bianca è stata, oltre alla
qualità dell’acqua, pura ed a basso contenuto di calcio, la
presenza di condizioni pressochè perfette per la produzione
della pasta e per la sua asciugatura. Questo anche grazie
alla vicinanza del mare ed al clima salutare, caldo, sempre
ventilato e leggermente umido.
I metodi
di produzione sono poi passati immutati attraverso i secoli.
Oggi come ieri, la semola è ottenuta dai grani duri,
l’impasto avviene con acqua che arriva dalle pendici dei
Monti Lattari, e la pasta poi si trafila al bronzo, per
ottenere quella rugosità superficiale che la rendono unica.
Anche perché, è risaputo, che la ruvidità migliora
l’amalgama del sugo con la pasta cotta.
Tantissimi i formati disponibili (circa 140 fra pasta corta
e lunga) alcuni dei quali con nomi strani o perlomeno
curiosi come i Paccheri, i Pennoni, le Mafaldine, la
Piedigrotta, ispirata alla nota festa partenopea ed i
Tripolini, in onore della conquista coloniale di Tripoli.
Dal
2003, la quasi totalità delle aziende gragnanesi produttrici
di pasta, hanno dato vita al Consorzio Gragnano Città della
Pasta, la cui mission è la promozione di un marchio
collettivo di qualità per conquistare nuove quote di
mercato interno ed estero. In tale ambito si colloca la
richiesta di assegnazione del marchio di Indicazione
Geografica Protetta, un indubbio riconoscimento per una
produzione che rappresenta il 10 per cento dell’annuale
export italiano di pasta.
Il vino
rosso di Gragnano
Dici
Gragnano e pensi alla storia della pasta. Eppure quando gli
esperti di vino parlano di Gragnano, intendono un “rosso”
le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Un vino,
più volte citato già da Plinio e Galeno, dal bel colore
rubino, più o meno intenso, con una fine e persistente
schiuma rossa. Il grande Mario Soldati, esperto di vini,
ebbe a dire che “Il Gragnano un piccolo vino……ma
insuperabile; dal profumo vinoso e campestre; frizzantino, e
quando giovane addirittura spumoso; pastoso, denso ma allo
stesso tempo scivoloso: come un lambrusco di più corpo, come
un barbera di meno corpo”. Un vino talmente apprezzato da
essere sempre presente sulla tavola dei grandi come su
quella delle classi meno abbienti. Tanto più si faceva uso
del Gragnano quanto più si era convinti anche della sua
leggerezza e dei suoi effetti salutari: “si vis vivere sanum
bibe Gragnanum”, se vuoi vivere bene, recita un detto del
'600, bevi Gragnano. Un vino per tutte le occasioni, da
servire a temperatura ambiente, anche in abbinamento alla
squisita pasta gragnanese.
Maggiori
informazioni: www.gragnanopasta.it oppure
www.centroculturalegragnano.it.