«Noi usiamo i colori ma
quello con cui dipingiamo è il sentimento». Con queste
parole, Jean-Baptiste-Siméon Chardin (1699-1779),
contrapponendosi alle regole accademiche allora in voga,
amava descrivere il suo modo di fare arte e la sua
poetica.
A questo grande protagonista dell’arte del Settecento,
uno dei più straordinari pittori di tutti i tempi,
Ferrara Arte dedicherà nell’autunno del 2010
un’importante mostra, la prima mai consacrata
all’artista nel nostro paese. L’esposizione è
organizzata in collaborazione con il Museo del Prado di
Madrid, che la ospiterà dopo la tappa italiana, ed è
curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto di Chardin,
membro dell’Académie Française e già direttore del Musée
du Louvre.
Chardin è l’artista francese che ha avuto maggior
influenza sulla pittura moderna. L’aver elevato gli
oggetti di uso quotidiano e i gesti delle persone comuni
a materia di rappresentazione artistica ne fa il vero
erede di Vermeer e, al contempo, il punto di riferimento
per artisti del calibro di Cézanne, Matisse, Braque e
Morandi. Ma Chardin non è solo uno dei più influenti
artisti del Settecento, è anche uno dei più originali.
Egli infatti rifiuta, sin da giovanissimo, i percorsi
didattici accademici ed è uno dei pochi a non aver mai
effettuato il viaggio in Italia. Tra tutti i generi
pittorici evita proprio quelli che nella Francia del
secolo dei lumi sancivano la statura e la fortuna degli
artisti, e cioè i dipinti di soggetto storico o
mitologico.
Nonostante ciò, nel 1728 l’Académie Royale de Peinture
et de Sculpture – alla quale Chardin aveva sottoposto la
propria candidatura con opere impressionanti come La
razza – riconosce il suo talento e lo accoglie nei suoi
ranghi come pittore di frutta e di animali. La scelta
del genere della natura morta, apparentemente minore,
non ne vincola il successo e Chardin si impone presto
sulla competitiva scena parigina. Nel corso del decennio
successivo, egli estende la propria ricerca anche alla
figura umana, effigiata perlopiù in ambienti domestici e
nello svolgimento di semplici mansioni quotidiane, in
scene in cui i ceti più umili sono associati ai rampolli
della borghesia francese. Nascono così capolavori come
la Il garzone d’osteria, la Vivandiera o Il giovane
disegnatore ai quali si affiancano le toccanti
raffigurazioni delle attività ricreative dei giovani
come Le bolle di sapone, la Bambina che gioca al volano
o il Bambino con la trottola.
In ciascuna di queste opere, attraverso una tecnica
pittorica stupefacente, incentrata sul rapporto tra tono
e colore e sulla variazione degli effetti di luce sugli
oggetti e sulle persone, l’artista riesce a trasmettere
all’osservatore l’emozione provata di volta in volta di
fronte al soggetto. È con questo spirito che Chardin
dipinge, ad esempio, il Bouquet di fiori (c. 1754) uno
degli esiti più alti della sua arte, dove la
straordinaria freschezza di esecuzione e la tavolozza
dai colori audaci appaiono del tutto inedite rispetto
alle opere dei suoi contemporanei.
Il successo dell’innovativa pittura di Chardin è
registrato dalle reazioni del pubblico alle tele che
l’artista espone al Salon a partire dal 1737.
Entusiasti, ad esempio, i pareri di alcuni intellettuali
tra cui Denis Diderot, che nel 1763 osanna pubblicamente
il realismo delle nature morte del pittore. Chardin è
molto apprezzato anche dal re di Francia Luigi XV, al
quale il pittore dona la Madre laboriosa e il
Benedicite, ricevendo in cambio la stima del sovrano e,
nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al
Louvre.
Verso il 1770 i problemi di salute lo inducono a
rallentare l’attività e ad abbandonare progressivamente
la tecnica ad olio. Con un gruppo di ritratti a pastello
si conclude la lunga carriera di un artista che per
tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo
di conoscenza della realtà, evitando con cura i
contenuti aneddotici, e mirando a raggiungere un’arte
senza tempo che riflettesse un’armoniosa perfezione tra
forma ed emozione.
La mostra di Ferrara e Madrid offrirà l’occasione di
ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico di
Chardin attraverso un’ampia selezione di opere
provenienti da musei e collezioni pubbliche e private di
tutto il mondo. La rassegna spazierà così dalle nature
morte giovanili alle scene di genere della prima
maturità, fino al ritorno agli oggetti degli anni
Cinquanta e agli straordinari capolavori dell’ultimo
periodo.
Un appuntamento che si preannuncia imperdibile e che
consentirà di apprezzare l’opera di un’artista che
Vincent Van Gogh riteneva «grande come Rembrandt».
CHARDIN
La mostra, a cura di Pierre Rosenberg, è organizzata da
Ferrara Arte e dal Museo Nacional del Prado di Madrid,
in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e
Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di
Ferrara, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la
Cassa di Risparmio di Ferrara e Parsitalia Real Estate.
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì
incluso, dalle 9.00 alle 19.00
Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6
gennaio
Info: Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel.
0532.244949, fax 0532.203064 - e-mail:
diamanti@comune.fe.it - www.palazzodiamanti.it