Brera incontra il Pushkin,
Collezionismo russo tra Renoir e Matisse
Dal 10 novembre 2011 al 5
febbraio 2012 alla Pinacoteca di Brera una eccezionale
sequenza di capolavori di Cézanne, Gauguin, Monet,
Matisse, Renoir, Picasso, Rousseau e Van Gogh dalle
collezioni del Museo Pushkin di Mosca celebra lo
straordinario incontro di due grandi musei del XIX
secolo in occasione dell'Anno della Cultura
Italia-Russia.
L'esposizione promossa dal Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, il Museo Pushkin e la Soprintendenza
per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della
Lombardia Occidentale, è curata da Caterina Bon
Valsassina, Sandrina Bandera e Irina Antonova ed è in
reciprocità della mostra su Caravaggio che lo Stato
Italiano presenterà al Puskin da dicembre 2011: come per
le opere di Caravaggio è una mostra dei record, con
diciassette dipinti assicurati per quasi un miliardo di
dollari.
Agli albori del
Novecento due collezionisti russi, commercianti di
tessuti, Sergei Schuckin e Ivan Morozov diventano con la
loro passione per l'arte, testimoni di tutte quelle
novità e stimoli che hanno caratterizzato l'Europa a
cavallo dei due secoli: le esposizioni universali,
l'affermazione della fotografia, la pittura en plein
air, i Salon e i caffè parigini, lo studio della forma
estrema e del colore puro.
Grandi mercanti e viaggiatori, i collezionisti Schukin e
Morozov, in anni diversi, divennero i migliori clienti
delle più importanti gallerie di Parigi, come Druet,
Durand-Ruel, Kahnweiler, Vollard. In mostra una delle
migliori opere della seconda fase cubista di Picasso,
Ritratto di Ambroise Vollard, che Ivan Morozov acquistò
probabilmente perché conosceva da vicino questo marchand,
di certo non per una particolare sensibilità nei
confronti del cubismo. Lo stesso Vollard che definì
Morozov "un russo che non contratta!" non perché agisse
affrettatamente ma piuttosto con slancio e passione.
"Arrivati a Parigi scendevano dal treno ed erano già
nelle botteghe, davanti ai loro occhi sfilavano tele
come episodi di un film, tornavano a Mosca senza aver
visto altro". (Felix Féneon - direttore della Galleria
Bernheim-Jeune)
Amici personali di molti artisti, acquistavano quadri
che non interessavano né i collezionisti né i musei,
seguendo ognuno i propri gusti e la propria indole.
"Quando Morozov si recava da Ambroise Vollard - racconta
Matisse - diceva: 'Voglio vedere un bellissimo Cézanne'.
Schukin invece chiedeva che gli mostrassero tutti i
Cézanne che erano in vendita e faceva lui la sua
scelta". Come tutti i grandi mecenati non si limitarono
solo ad acquistare ma arrivarono a sentire l'esigenza di
commissionare quadri per essere ancor più partecipi nel
grande gioco dell'arte. Schukin era diventato patron di
Matisse, con ben 37 quadri del pittore nella sua
collezione, e l'unione tra l'artista e il collezionista
fu la condizione delle comparsa di molte opere
eccezionali. Il formarsi del gusto del collezionista
venne determinato certamente dalla sua attenzione per
l'arte contemporanea ma svolse un ruolo importante lo
stretto contatto con Matisse, che a sua volta divenne
l'artista più "schukiniano" di tutti, ne sono un esempio
i famosissimi Pesci rossi in mostra, dipinto nel 1912
subito dopo un soggiorno a Mosca. Nella casa moscovita
di Schukin le tele di Matisse erano esposte nel salone
centrale secondo la disposizione decisa dallo stesso
artista.
La vasta
collezione schukuniana dei Picasso, oltre cinquanta
tele, era costituita per lo più da opere del periodo
cubista, in mostra un capolavoro assoluto, La Regina
Isabeau. A presentare Picasso al patron russo fu lo
stesso Matisse che condusse Schukin a casa del pittore,
al Bateau-Lavoir, nel settembre 1908. Fernande Olivier,
allora compagna di Picasso, nelle sue memorie descrive
Schukin come "un uomo di bassa statura, palliduccio, con
una gran testa e un volto simile a quello di un maiale.
La forte balbuzie lo faceva soffrire, faticava a
spiegarsi (.) Acquistò due tele pagando somme di denaro
molto grosse e da quel momento divenne cliente
affezionato". La descrizione è probabilmente legata alla
caricatura schizzata da Picasso, in cui Schukin è
presentato in sembianze di porco. Il tono caricaturale
viene motivato da alcuni studiosi con le speranze,
allora deluse dell'artista, che il collezionista
moscovita acquistasse un numero maggiore di suoi quadri.
La delusione molto presto svanì e i due strinsero un
rapporto fortissimo "Parlando di Picasso, Scukin non
diceva che i suoi lavori gli suscitassero entusiasmo o
che fosse il migliore di tutti, no, diceva che Picasso
si era impossessato di lui, proprio come un'ipnosi o un
sortilegio". (Nikolai Preobrazenkij)
I successi più straordinari delc ollezionismo dei due
mercanti sono legati ad alcuni quadri in particolare: lo
splendido Boulevard des Capucinnes di Monet, che segnò
la svolta nel 1907 per Ivan Morozov che d'ora in poi
avrebbe agito tanto in grande da superare talvolta lo
stesso Schukin. Ivan Morozov spendeva negli acquisti di
dipinti francesi da 200 a 300 mila franchi all'anno, che
equivalgono ai nostri 750 mila euro/un milione e 125
mila euro, e in quindici anni riuscì a raccogliere oltre
duecento opere attraverso le quali è possibile leggere
l'evoluzione della pittura francese moderna.
E poi ancora, i
tre Cézanne Pierrot e Arlecchino, Acquedotto, acquistati
nel 1904 da Schukin - il primo in Russia ad avere un
Cézanne - e il Ponte sulla Marna a Creteil scelto da
Morozov nella Galleria Vollard nel 1911. E Ehaiha Ohipa,
altro capolavoro della sensuale ed esotica pittura del
periodo tahitiano di Gauguin acquistato da Morozov nel
1907, e la Vista del ponte Sèvres del Doganiere Rousseau
mai finora esposto in Italia.
A Brera ad essere raccontata, per capolavori, è quindi
la storia eterna della fascinazione dell'arte, delle
passioni, dell'emozione che l'opera d'arte - quando è
veramente tale - sa dare a chi la crea, a chi l'acquista
e a chi, semplicemente, l'ammira.