“Cento cavalli di Aligi Sassu” alla
Fondazione Paparella-Devlet
Museo
“Villa Urania” di Pescara . Dalla collezione di Alfredo
e Teresita Paglione cento prestigiose ceramiche
«Negli ultimi trent’anni
abbiamo avuto tre grandi allevamenti di cavalli: il
primo è quello di Picasso (…); altra scuderia, quella di
Marino Marini, scultore; (…) e il terzo allevamento
appartiene ad Aligi Sassu».
(Dino Buzzati, 1965)
Cento
ceramiche di Aligi Sassu, uno dei massimi esponenti
dell’arte italiana del XX secolo, saranno esposte fino
al 27 giugno nelle sale prestigiose del Museo “Villa
Urania” di via Piave a Pescara, che già ospitano la
collezione permanente di ceramiche storiche di Castelli
appartenute a Raffaele Paparella Treccia e a Margherita
Devlet.
In “Cento
cavalli di Aligi Sassu”, curata dal noto studioso Gian
Carlo Bojani, Piatti, zuppiere, ciotole e sculture in
maiolica o terracotta dipinte da Aligi Sassu tra il 1939
e il 1965 rappresentano uno dei temi iconografici più
cari all’artista: la figura del cavallo. In mostra è
presente anche il celebre servizio da tavola del 1949 “I
cavalli del mare” composto da 73 pezzi, nel quale
l’artista si confronta direttamente con la tradizione
ceramica ligure quattro-ottocentesca recuperando la
tipica bicromia bianco e blu “vecchia Savona”.
Le opere
esposte fanno parte della collezione della Fondazione
Crocevia di Alfredo e Teresita Paglione. Quello tra
Aligi Sassu e il gallerista abruzzese Alfredo Paglione,
infatti, co-curatore di questa mostra, è un sodalizio
artistico nato alla fine degli anni ’50 e rafforzato da
un vero e proprio vincolo
di amicizia e poi di parentela, visto che entrambi hanno
sposato due delle sorelle Olivares.
«Aligi
Sassu è legato e noto a Pescara anche per aver
realizzato tre magnifiche opere murarie nella chiesa di
Sant’Andrea – spiega Augusto Di Luzio, presidente
della Fondazione Paparella -Devlet – Questo grande
evento culturale deve la sua realizzazione alla
collaborazione della signora Maria Helenita Olivares,
vedova del maestro, e alla munificenza della compianta
Teresita e di suo marito Alfredo Paglione, grande
promotore dell’arte e affidabile conservatore delle
opere di suo cognato Aligi Sassu e di tanti altri grandi
artisti».
«Per
Sassu il cavallo è insieme dinamica futurista e memoria
di quel paesaggio mediterraneo delle sue origini sarde
che non smetterà mai di esprimere – dichiara Carlo Di
Properzio, direttore scientifico della Fondazione –
La scoperta della maiolica significò per Sassu la
scoperta del linguaggio plastico della scultura unito
alla luminosità degli smalti».
«Le sue
sculture in ceramica dedicate all’iconografia del
cavallo – aggiunge Vincenzo De Pompeis, direttore
del museo “Villa Urania” – colpiscono per il modo
originale e creativo in cui l’autore interpreta tale
soggetto iconografico, libero da schemi già visti e
proposti da altri grandi artisti. Sassu racconta il
cavallo con un proprio linguaggio stilistico, non
proponendo un’iconografia mimetica e idealizzata, ma
dando vita a cavalli dalle forme incompiute e non
finite, senza far perdere la loro carica simbolica fatta
di eleganza, forza e vitalità».
La mostra sarà visitabile dalle 11 alle 13 e dalle 17
alle 21 ogni giorno tranne il lunedì.