|
|
|

Alessandro Mendini
Alchimie Dal Controdesign alle Nuove Utopie
a cura di Alberto Fiz
Catanzaro, MARCA 11
aprile-25 luglio 2010
Dopo il
grande successo ottenuto dalla personale dedicata a
Antoni Tàpies. Materia e Tempo, il museo MARCA di
Catanzaro apre le porte al design e all'architettura
organizzando un'ampia retrospettiva dedicata a
Alessandro Mendini, architetto e designer tra i più
celebri a livello internazionale.
Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie è il
titolo della rassegna curata da Alberto Fiz, direttore
artistico del MARCA, che s'inaugura il 10 aprile alle
ore 18,30 con una performance che ha come punto di
riferimento un importante lavoro degli anni Settanta.
L'evento è promosso dalla Provincia di Catanzaro
Assessorato alla Cultura con il patrocinio della Regione
Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali e della Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici della Calabria.
La mostra rientra nel Piano Operativo Regionale Calabria
Fondi Europei di Sviluppo Regionale 2007/2013.
Sono oltre 70 le opere esposte sino al 25 luglio in un
percorso che comprende dipinti, sculture, mobili,
oggetti, schizzi e progetti con alcune testimonianze
inedite o mai viste prima d'ora in Italia. Ne emerge
un'indagine esaustiva dell'attività svolta negli ultimi
quarant'anni dove, accanto alle opere più famose di
Mendini, si evidenzia la componente maggiormente
sperimentale e non sufficientemente indagata.
Il progetto, poi, ha tra le sue peculiarità quella di
sottolineare le collaborazioni tra Mendini e gli altri
protagonisti del mondo dell'arte, in particolare Bruno
Munari, Gio Ponti, Luigi Veronesi, Denis Santachiara,
Bob Wilson, Peter Halley e tutti gli artisti della
Transavanguardia.
In mostra sono molti gli omaggi di amici e colleghi come
i ritratti realizzati da Paladino, Mimmo Rotella,
Michele De Lucchi e dall'artista giapponese Tiger
Tateishi.
Per questa ampia mostra, realizzata con la
collaborazione e l'allestimento di Alessandro Mendini e
del suo Atelier, sono state coinvolte, in qualità di
prestatori, collezioni pubbliche e private italiane e
straniere tra cui la Fondation Cartier pour l'art
contemporain di Parigi, il Vitra Design Museum di Weil
am Rhein, il Museo del Design della Triennale di Milano
e gli Archivi dell'Università di Parma. Tra i prestatori
anche le aziende con cui Mendini ha collaborato tra cui
Alessi, Bisazza, Cassina, Cappellini, Venini e Zanotta.
E' bene, inoltre, ricordare che Mendini ha con Catanzaro
e il MARCA un rapporto di proficua collaborazione
iniziato nel 2009 con la creazione di nuovi ambienti
all'interno della struttura museale come lo spazio
d'ingresso, il bookshop e la sala lettura. Nel 2010,
poi, ha progettato la Sala della Giunta nel Palazzo
della Provincia.
"La mostra di Alessandro Mendini rappresenta per il
MARCA un ulteriore traguardo", afferma Wanda Ferro,
presidente della Provincia di Catanzaro con delega alla
Cultura. "Dopo i maestri della pittura e della scultura
internazionale come Alex Katz, Dennis Oppenheim e Antoni
Tàpies, la prospettiva si allarga con un omaggio ad un
artista che, attraverso le sue creazioni e il suo stile
inconfondibile, ha saputo reinterpretare in maniera
libera e fantasiosa il nostro universo quotidiano
liberandoci da ogni forma di pregiudizio".
Secondo quanto afferma Alberto Fiz, Mendini sviluppa
un'indagine che travalica l'oggetto per sviluppare una
nuova relazione con il mondo: "L'architettura e il
design non sono un fine ma un mezzo per ritrovare una
connessione con l'aspetto più intimo delle cose in un
desiderio continuo di metamorfosi e di ricreazione che
va oltre la lezione del postmoderno. Qualsiasi creazione
realizzi, Mendini parte da un'ipotesi antropomorfa dove
l'uomo è sempre al centro della sua ricerca", afferma
Fiz.
Divisa in quattro sezioni, la rassegna propone le tappe
saliente di un'indagine iniziata nella prima metà degli
anni settanta quando Mendini è stato tra gli artefici di
una contestazione radicale nei confronti del
funzionalismo che lo ha condotto nel 1973 a fondare
Global Tools, scuola di architettura e design
controcorrente avvicinabile all'esperienza dell'arte
povera. E' la fase del Controdesign che ha ampio
spazio in mostra con la presentazione della Poltrona
di paglia del 1975 a cui si aggiunge la performace
Lassù con il falò della sedia in legno, un
manifesto contro la tradizione. In mostra viene esposta
anche la Sedia Terra del 1975 proveniente dal
Vitra Design Museum, oltre all'Armatura per violino e
violinista, una vera e propria corazza per uno
strumento musicale innocuo. Non manca nemmeno
Scivolavo, sedia inclinata verso terra o il
Monumentino da casa dove la sedia domestica diventa
un trono nell'esaltazione ironica dell'oggetto banale.
Rientra in questa indagine anche Costume per Donna e
Arpa dove l'arpa e l'arpista sono avvolte da un
unico abito a maglia tanto da creare una vera e propria
living sculpture, oggetto di una performance il
giorno dell'inaugurazione. In seguito al Controdesign,
la mostra si concentra sulla determinante fase del
Redesign che nasce dalla rielaborazione semiologica
di oggetti già noti di cui viene stravolto il
significato e la finalità. Risale al 1978 un'opera
fondamentale come Zig Zag dove la sedia
realizzata nel 1932 dall'olandese Gerrit Rietveld, tra i
principali esponenti del neoplasticismo, viene allungata
a tal punto da formare una croce sviluppando così
un'irriverente religiosità. E' sempre dello stesso anno
Thonet dove la più classica delle sedie assume
l'aspetto di un'architettura ambientale che va oltre i
suoi confini originari conquistando una nuova aura.
Nel 1979 Mendini entra nello studio Alchimia per
sviluppare una delle esperienze più significative e
intense della sua carriera. Di questa fase sono esposte
alcune opere emblematiche come la Poltrona Proust
ispirata all'autore di Alla ricerca del tempo perduto
dove la ridefinizione dell'elemento di arredo passa
attraversa la letteratura assumendo un aspetto mentale
in un ricordo che si materializza intorno all'idea della
decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac.
Nello stesso periodo realizza il divano
Kandissi ispirato a Wassily Kandinsky in una
contaminazione tra colore e forma, perfettamente
coerente con le teorie del maestro russo.
La mostra, poi, presenta un progetto di particolare
significato come il Mobile Infinito del 1981
caratterizzato da un mobile continuo nel senso che
procede indefinitamente sia nella tipologia sia nel
numero di autori coinvolti. A questo grande progetto
formato da tavolo, comodino, credenza, letto, hanno
partecipato 21 artisti in una sorta di io collettivo che
si misura con la complessità. In mostra sono esposti,
tra l'altro, il tavolo e il comodino su cui sono
intervenuti Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Sandro
Chia, Nicola De Maria, Denis Santachiara, Gio Ponti,
Bruno Munari e Luigi Veronesi.
"L'oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor
prima di una funzione in una progressiva ipotesi utopica
destinata al raggiungimento di una sintesi possibile",
afferma Mendini che nell'ultima sezione della mostra
dedicata alle Nuove Utopie esprime in maniera
compiuta l'idea di una trasformazione permanente delle
cose allargando l'orizzonte di riferimento creativo.
L'utopia è rappresentata simbolicamente da tre grandi
realizzazioni in oro come Mobile per uomo: Giacca,
Mobile per uomo: Scarpa, entrambi del 1997 e
Visage Archaïque, una grande scultura del 2002
proveniente dalla Fondation Cartier pour l'art
contemporain di Parigi. Nei primi due casi la componente
funzionale è minoritaria rispetto a quella monumentale
in due mobili-sculture impreziositi da tessere in
mosaico oro 24K tagliati e posati a mano. Mobili veri ma
anche sculture domestiche dove la base del mobile è il
piedistallo della scultura in una contaminazione
efficace di generi e modelli. Nel caso di Visage
Archaïque Mendini supera la metafora del design per
realizzare una grande scultura in tessere di mosaico
d'oro che ricorda i Moai, le statue monolitiche che si
trovano nell'Isola di Pasqua ricavate e scavate da un
unico blocco di tufo vulcanico. In questo caso
l'immagine arcaica è verificata attraverso la purezza
dell'oro che ripropone la componente visionaria e
misterica. Ancora una volta il segno linguistico viene
recepito attraverso la logica interna della sua
trasformazione.
L'esposizione è accompagnata da un ampio catalogo
monografico in italiano e inglese edito da Electa
con testi di Achille Bonito Oliva, Alberto Fiz,
Frans Haks, Alessandro Mendini, oltre a
un'intervista a Mendini realizzata da Hans Ulrich
Obrist. Non manca, poi, una conversazione a cinque
voci su Pittura progettata Design pittorico
pubblicata nel 1986 da "Flash Art" che ha coinvolto
Pier Carlo Bontempi, Giacinto Di Pietrantonio,
Corrado Levi, Pierre Restany e lo stesso
Mendini.
Architetto, designer e artista, Alessandro Mendini è
nato a Milano nel 1931. L'architettura non era un suo
sogno di ragazzo. In realtà desiderava fare il
cartoonist o forse anche il pittore, fatto sta che
nel 1959 si ritrova laureato in architettura. Lo Studio
Nizzoli Associati è il suo primo luogo di lavoro. Nel
1970 abbandona la progettazione architettonica per
dedicarsi al giornalismo specializzato in architettura e
design. Dirige la rivista "Casabella" dal 1970 al 1976 e
l'anno successivo fonda "Modo" che guida fino al 1979.
E' Giò Ponti, quello stesso anno, a consegnargli la
direzione di "Domus" incarico che prosegue sino al 1985.
A distanza di 25 anni, da aprile 2010 riprende la
direzione della rivista.
Negli anni settanta Mendini prende parte a gran parte
delle esperienze di radical design che vedono la
luce in questo periodo.
Nel 1973 è tra i fondatori di Global Tools, un
gruppo che fa parte del controdesign e si oppone con
forza alla tradizione proponendo tematiche nuove come il
corpo, la nuova edilizia, la comunicazione sociale e
individuale. I membri del movimento si riuniscono nella
redazione di "Casabella".
Nel 1979 gli viene assegnato il Compasso d'Oro per la
sua attività di approfondimento teorico. In questi anni
pubblica anche libri che raccolgono le sue idee:
Paesaggio Casalingo (1978), Addio Architettura
(1981) e Progetto Infelice (1983). Nel 1979 entra
nello Studio Alchimia, fondato nel 1973 da Alessandro
Guerriero, che punta alla creazione di oggetti con
riferimenti alla cultura popolare e al kitsch, al di
fuori della produzione industriale e della loro
funzionalità. Una sfida nei confronti dei principi
progettuali per inseguire il sogno alchimistico, per
trasformare anche il materiale più povero in oggetti di
valore. Con lui lavorano, tra gli altri, Ettore Sottsass
e Michele De Lucchi. Nel 1981 vince con Alchimia un
altro Compasso d'Oro per la realizzazione del Mobile
Infinito. Nel 1989 apre, con il fratello Francesco,
l'Atelier Mendini a Milano.
Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture,
installazioni, architetture.
Collabora con compagnie internazionali come Alessi,
Philips, Cartier, Bisazza, Swatch, Hermès, Venini ed è
consulente di varie industrie, anche nell'Estremo
Oriente, per l'impostazione dei loro problemi di
immagine e di design.
E' membro onorario della Bezabel Academy of Arts and
Design di Gerusalemme, è Chevaler des Arts et des
Lettres in Francia, ha ricevuto l'onorificenza dell'Architectural
League di New York e la Laurea Honoris Causa al
Politecnico di Milano. E' stato professore di design
alla Hochschule fur Angewandte Kunst a Vienna ed è
professore onorario all'Academic Council of Guangzhou
Academy of Fine Arts in Cina.
Ha organizzato diverse esposizioni e seminari in Italia
e all'estero. I suoi lavori si trovano in vari musei,
nella collezione permanente del Gilmar Paper Company, al
Museo d'Arte Moderna di New York, negli archivi
dell'Università di Parma e al Centre Pompidou di Parigi.
Con l'Atelier Mendini ha operato in diversi paesi
progettando, tra l'altro, le fabbriche Alessi a Omegna,
la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni
della metropolitana e il restauro della Villa Comunale a
Napoli, il Byblos Art Hotel-Villa Amistà a Verona, i
nuovi uffici di Trend Group a Vicenza, il recupero di
tre aree industriali con edifici destinati a spazi
commerciali, uffici, residence e abitazioni a Milano
Bovisa; una torre a Hiroshima in Giappone; il Museo di
Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera;
il palazzo per gli uffici Madsack ad Hannover e un
edificio commerciale a Lörrach in Germania, e altri
edifici in Europa e negli Stati Uniti. Attualmente, in
Corea, con l'Atelier Mendini sta coordinando il progetto
Milan Design City, con vari edifici fra i quali la nuova
Fiera di Incheon e la sede della Triennale di Milano.
Alessandro Mendini Alchimie. Dal Controdesign alle
Nuove Utopie Catanzaro, MARCA (via Alessandro Turco
63), 11 aprile- 25 luglio 2010. Orario: da martedì a
domenica 9,30-13; 16-20,30; chiuso lunedì Ingresso: 3
euro; tel. 0961.746797. Catalogo Electa.
info@museomarca.com
www.museomarca.com
Inaugurazione: sabato 10 aprile 2010 ore 18,30 con la
performance Costume per Donna e Arpa.
Mostra a cura di Alberto Fiz promossa dalla Provincia di
Catanzaro - Assessorato alla Cultura con il patrocinio
della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali e della Direzione Regionale per i
Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria. La mostra
rientra nel Piano Operativo Regionale Calabria Fondi
Europei di Sviluppo Regionale 2007/2013.
|
|
|