“Alberto Burri Rosso, nero e oro”
A
Cesena, alla Galleria Comunale d'Arte di Palazzo del
Ridotto fino al 30 ottobre una mostra dedicata
all’artista umbro che ne omaggia l'intera produzione
partendo da una riflessione sui colori
Una
trentina di opere di Alberto Burri sono esposte a Cesena
alla Galleria Comunale d'Arte di Palazzo de Ridotto alla
mostra "Alberto Burri. Rosso, nero e oro", promossa
dall'Assessorato ai Servizi e alle Istituzioni Culturali
del Comune di Cesena, aperta al pubblico fino al 30
ottobre prossimo.
I pezzi in mostra, esposti l'ultima volta alla grande
mostra monografica dedicata a Burri alla Triennale di
Milano nel 2009, rappresentano una testimonianza della
produzione di uno dei maggiori artisti contemporanei
che, diventato famoso per le sue ricerche sull'utilizzo
del fuoco e le combustioni sui materiali di recupero e
su quelli delle produzioni industriali, trasferì gli
esiti di questa ricerca estetica anche nelle opere su
carta e in alcuni cicli di multipli, come la bella serie
di opere in cartoncino nero e foglia oro che saranno
esposte in mostra.
Per
alcune serie dei primi anni '80, la tecnica risulta poi
del tutto innovativa: escludendo l'intervento dello
stampatore, l'artista realizza da sé gli esemplari con
l'assemblaggio di cartoncini fustellati applicati su
cellotex, materiale privilegiato in quegli anni per
l'opera unica.
Curata dal critico d'arte Silvia Arfelli, organizzata
dall'agenzia di eventi d'arte La Maya Desnuda di Forlì e
patrocinata dalla Fondazione Burri, la mostra "Alberto
Burri. Rosso, nero e oro" porta per la prima volta in
mostra a Cesena l'opera del grande Maestro contemporaneo
partendo da una riflessione sui colori che ne omaggi
l'intera produzione: il rosso del fuoco, i colori
bruciati delle terre, il nero inteso nelle mille
sfumature delle combustioni, l'oro come campo d'azione
di una reazione alchemica dagli esisti estetici sempre
nuovi.
“Può sembrare paradossale che la prima mostra
monografica allestita a Cesena, dedicata al maestro
Alberto Burri, muova da un omaggio al colore, proprio
nei confronti di un artista dalla tavolozza tanto scarna
e severa – sottolinea la curatrice della mostra, Silvia
Arfelli – Eppure in questa breve ma tutt’altro che
insignificante esposizione ci premeva ricondurre il
profilo di questo grande maestro del ‘900 a quella parte
di sua produzione che, pur non così nobile e conosciuta
come i sacchi o i cretti, possa comunque vantare un
proprio ruolo di rilievo nelle sperimentazioni materiche
e formali dell’artista”.
La
grande dignità che Burri attribuì a queste sue
sperimentazioni sulla grafica rispondevano al principio
per cui la materia, come la pittura, non rappresentano
ma “sono”; il che giustifica l’attenzione spasmodica che
l’artista riservò ai materiali anche relativamente
all’opera grafica, in cui la selezione di carte molto
spesse, estremamente materiche e porose, consentì la
totale trasposizione dei suoi criteri espressivi in una
produzione ingiustamente considerata minore.
L’artista aveva dato il nome di “cellotex” alle grandi
opere che costituiscono uno dei cicli più interessanti
della sua produzione, realizzato a partire dagli anni
’70 fino alle ultime fasi della sua attività. Si tratta
di pannelli forgiati su una base di materiali compressi
per uso industriale, che il maestro ha scarnito e
dipinto creando grandi campiture di colore.
Ingresso: gratuito - Apertura: martedì, giovedì,
venerdì, domenica h. 16.30-19.30 - mercoledì e
sabato 09.30-12.30 - lunedì chiuso
L’artista e le opere
Le opere in mostra - una trentina - coprono un arco
temporale che va dalla fine degli anni ‘70 alla fine
degli anni ’80; furono in parte visibili l’ultima volta
alla grande esposizione monografica dedicata a Burri
alla Triennale di Milano nel 2009. Sono le ultime
realizzate dall’artista umbro, che morirà ottantenne a
Nizza, lasciando un’eredità caratterizzata dalla
sperimentazione di materiali inediti che non mancheranno
di suscitare scandalo. Laureato in medicina e fatto
prigioniero, come ufficiale medico, dagli Alleati in
Tunisia nel 1943, era stato invitato nel campo di
Hereford in Texas. Qui aveva iniziato a buttar giù
disegni su pezzi di carta rimediati per caso, per tenere
lontana l’angoscia della guerra e della prigionia.
Ma
la sua vera carriera comincia all’inizio degli anni ’50
con la produzione dei “sacchi”, che provocarono un
enorme sconcerto al pari delle serie successive, dai
“legni” alle “Plastiche”, anche se la critica più
avveduta ne segnalò da subito l’avvincente bellezza.
L’opera astratta di Burri si suddivide in due grandi
blocchi: il primo caratterizzato dall’attenzione alla
superficie dei dipinti, accidentata e irregolare, a
volte scoscesa, che mette in evidenza la vita delle
diverse materie, dai sacchi ai legni, dai ferri alle
plastiche. Il secondo, in cui la superficie diventa più
livellata e regolare, intrecciando al colore le trame
della materia che si presenta più uniforme, pur
mantenendo un aspetto ruvido e poroso. Nel corso degli
anni ’70 questo mutamento si coglie nel passaggio dalle
superfici scabrose e frammentate dei “cretti” alla
spazialità più distesa dei “cellotex”, dove il colore
prende il sopravvento con i rossi, i blu e i neri
profondi.